Si sente forte e chiaro a 33 anni da quel 23 maggio del 1992 che ha segnato la storia d’Italia il “grido” di Minchia, signor tenente di Antonio Grosso, in scena al Teatro Turi Ferro ed al Teatro Leonardo Sciascia. Uno straordinario spettacolo che si propone di rappresentare al meglio il rapporto di quotidianità che accompagna i protagonisti, vittime di quell’Italia del primi anni Novanta, in cui morte o distruzione rappresentavano il paese. La comicità dello spettacolo è esilarante, travolgente, originale a tradizionalista, alternando momenti di leggerezza a riflessioni profonde sulla realtà della mafia, descritta come una “polvere” che, nonostante gli sforzi per eliminarla, ritorna e si annida nuovamente negli stessi luoghi. Il titolo dello spettacolo richiama L’espressione amara “Minchia Signor Tenente”, detta tra i denti perché urlarla significherebbe insubordinazione, ma tacerla equivarrebbe ad arrendersi alle gerarchie oppressive e al male del mondo. Il tema della legalità è trattato dal punto di vista degli uomini che non fanno notizia, in un’ottica tragicomica, rappresentati nella loro quotidianità fatta di momenti belli e brutti, seriosi e divertenti, di amore e di passioni.
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